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La realtà è peggio – la recensione

La realtà è peggio

La recensione

Una storia di calcio, una storia di Palermo, una storia di come si possa costruire un’alternativa al degrado in cui la nostra città sembra atavicamente condannata. Il regista Giuseppe Lanno racconta di due stagioni (e un pezzettino) del Palermo Calcio Popolare, squadra autogestita e autofinanziata che ha come stella polare il motto “contro il calcio moderno”, passando come capita sempre nello sport tra vittorie e sconfitte, e poi amore per la maglia e amare riflessioni su chi continua a preferire il luccichio della merce all’utopia. Proprio l’utopia è un passaggio fondamentale del lungometraggio che in maniera cadenzata va oltre le inimmaginabili difficoltà, alla carenza di giocatori, allenatori e soprattutto di referenti tangibili per un cammino ostinato di una squadra unica nel panorama siciliano. Come spiegare ad esempio la continua mancanza di campi di calcio in una città che avrebbe bisogno di luoghi di alternativa e di costruzione di realtà collettive? Non può esserci una risposta ragionata ma i ragazzi del Popolare, con la sola forza di crederci, riescono, nonostante tutto, ad arrivare con un inguaribile entusiasmo al decimo anno di vita.
Chi ci sa raccontare la figura del Genio, simbolo della squadra, a rappresentare la città di Palermo nelle sue estreme contraddizioni? in un pomeriggio passato davanti a una delle statue che rappresenta il nume, nessuno dei passanti intervistati sa darci una risposta, eppure il palermitano anche quando non sa racconta, affabula, e alla fine ci spiega, a modo suo, la sottomissione a un potere che in realtà dovrebbe solo proteggerci e non comandarci. D’altronde chi può comandare la passione? Chi può, e chi vuole, capire i ragazzi di un settore giovanile che, come sogno, non hanno la maglia di una qualunque squadra di serie A (anche se l’amato F.C. Palermo merita un discorso a parte) ma l’indossare la prima maglia del Palermo Calcio Popolare? Chi può e chi vuole ricordare poi che, spesso in mezzo alle vittorie e alle sconfitte, ai soldi e alle delusioni, agli interessi biechi e materiali tutto passi dall’umanità? Lanno inquadra proprio pezzi di umanità mediante la quale si costruisce una realtà unica, tra giocatori che, incitati incessantemente dai tifosi verde-rosa-nero, si buttano nel fango per portare a casa i tre punti della domenica per poi rituffarsi nel fango di una vita fatta di sacrifici e duro lavoro. Il regista poi vive fianco a fianco ai soci sostenitori che con la loro umana passione cercano al meglio di far quadrare le spese per le maglie, i palloni, la benzina e i panini per la trasferta. Solo per la propria squadra, per la propria idea e per ricordarsi che, finita l’ennesima partita domenicale, nonostante tutto, “la realtà è peggio”.
Infine, come in un documentario di attualità che unisce denuncia, sacrificio e costanza, il viaggio si concentra drammaticamente in un safari apocalittico per i campi decadenti e strausati e quelli abbandonati, attendendo una dispendiosa “riqualificazione” che di necessario ha solo la facciata, a cui nessuno crede più di tanto, perché tutto sommato un vestito elegante non può cambiare la maglia della propria squadra, che marchiato ha solo l’ideale di squadra autogestita e popolare e si fa forza in essa. “Il calcio è della gente”, con la propria passione che rimargina tutte le ferite: quelle alle ginocchia causate da uno spelacchiato campo in terra battuta e quelle dell’anima che “se solo fossi nato in un’altra realtà avrei sfondato nel calcio”.